venerdì 20 gennaio 2017
mercoledì 18 gennaio 2017
Novità per i bilanci 2016 #sapere per # fare #impresa
Tra le novità più rilevanti per i bilanci 2016 redatti in applicazione delle norme OIC per la rappresentazione dei derivati che richiederà alle imprese una misurazione periodica del fair value degli strumenti finanziari. Se i derivati sono di copertura e l’impresa deciderà di utilizzare l’hedge accounting dovrà anche dotarsi di un processo che dimostri sia l’efficacia degli strumenti finanziari utilizzati nel mitigare il rischio “coperto” sia il grado di correlazione tra il derivato e l’operazione coperta.
Con il recepimento della direttiva 2013/34 il Legislatore nazionale elimina alcune delle storiche differenze tra il corpo dei principi contabili nazionali e quelli internazionali. In particolare, il nuovo n. 11-bis del comma 1 dell’art. 2426 c.c. impone a tutte le imprese, fatta eccezione alle micro-imprese, di rilevare nel conto economico le variazioni di fair value degli strumenti derivati, compresi quelli incorporati, a meno che si tratti di operazioni di copertura. Inoltre il comma 2 dell’art. 2426 stabilisce di fare riferimento agli IFRS omologati dall’unione europea sia per le definizioni di strumento finanziario derivato, sia per l’individuazione del modello e della tecnica di valutazione del fair value. Nello specifico si tratta dello IAS 39 «Strumenti finanziari: misurazione e rilevazione», adottato dall’Unione europea con il Reg. 1126/2008 e dell’IFRS 13 «Valutazione del fair value» omologato dall’Unione europea con il Reg. 1255/2012.
Il tema degli strumenti derivati ha sempre comportato un accesso dibattito tra gli esperti contabili, proprio in considerazione del fatto che in Italia, prima delle novità introdotte dalla riforma contabile, mancava una specifica disciplina che regolamentasse sia sul piano teoretico sia su quello applicativo la rappresentazione in bilancio degli strumenti finanziari di copertura e di natura speculativa.
mercoledì 11 gennaio 2017
Quale futuro per il giovane #commercialista #sapere per fare #impresa
La figura del commercialista
La figura del “classico commercialista” sta divenendo
obsoleta: sono tante, forse troppe le esigenze che i clienti, dal più piccolo
al più grande, manifestano al proprio professionista di fiducia ma che spesso
non trovano (o trovano solo parziale) risposta. Il commercialista che si occupa
solo di fisco e contabilità è destinato, inevitabilmente, ad evolversi nella
figura più completa di consulente aziendale, a prescindere dalla grandezza dei
clienti serviti, dalla loro età o dalla loro propensione ad utilizzare le nuove
tecnologie. Perché tutto questo? Molti potranno obiettare affermando che i classici
servizi fiscali e contabili sono quelli che oggi portano il pane al proprio
studio, quelli che interessano di più la clientela, quelli realmente sentiti e
realmente importanti perché, senza di quelli, come farebbe il cliente a pagare
le tasse? Bene, oggi e sempre di più in futuro, la figura del “classico
commercialista” sarà percepita dai clienti come “quello” che presenta l’F24 da
pagare e/o comunque “quello” che quasi sempre è foriero di continue e
assillanti richieste di denaro da dedicare al pagamento di tasse. A prescindere
da ciò l’obiezione potrebbe continuare, infatti non è certo il commercialista
la causa di tutto questo ed in fin dei conti la legge va rispettata. Tutto
vero, però i dottori commercialisti non possono nascondere che un processo di
cambiamento è in atto e, se non viene prontamente colto, questo processo potrà
travolgere molti di loro.
I numeri della professione
Calano i redditi pro capite, con una forbice che si fa
sempre più ampia tra quelli del Nord e quelli del Sud, ma soprattutto cala il
numero dei praticanti. Il rapporto 2015 messo a punto dalla Fondazione
nazionale della categoria conferma lo stato di sofferenza della professione,
per quanto comunque ci sia una crescita degli iscritti over 40. Nel 2014 i
commercialisti sono aumentati dell’1%, arrivando a toccare quota 116.245, con
un tasso di crescita più elevato tra gli ordini del Nord (+1,6%) rispetto a
quelli del Centro (+06%) e del Sud (+0,7%).
Segno meno anche sul fronte dei redditi pro capite
Il rapporto, infatti, elaborando la media reddituale tra gli
iscritti alla Cassa dottori e gli iscritti alla Cassa ragionieri, certifica,
per il secondo anno consecutivo, un calo dei redditi professionali nominali
(-1,3%) e di quelli reali, calcolati cioè al netto dell’inflazione (-3,2%). Un
trend negativo che prosegue da anni.
Media redditi professionisti (non ci sono dati più recenti)
* Fonte: elaborazione Fondazione Nazionale Commercialisti –
Rapporto 2015
Reddito medio per classe di età e genere: anno 2013 ( non ci
sono dati più recenti)
Forma mentis
Il commercialista che si innova deve scrollarsi di dosso il sospetto
che la partnership possa sottrargli
clienti, tanto più che l’attività dello stesso viene svolta con una continua
rincorsa al rispetto delle scadenze fiscali diventate sempre più numerose,
tanto da impedire nuove attività produttive.
Una soluzione!
Il commercialista deve evolvere e mutare le proprie
competenze assistendo i propri clienti non solo nei servizi tradizionali
altamente concorrenziali e dai bassi margini ma in servizi più strategici e a
valore aggiunto per il cliente. La contabilità generale e la consulenza fiscale
base non possono essere sufficienti.
Lo
studio del commercialista deve trasformarsi e muoversi verso altre aree
consulenziali più strategiche e più rivolte alla pianificazione aziendale e al
controllo di gestione. Lo studio deve diventare un centro di consulenza
dinamico e a 360°, che eroga servizi in partnership con altri esperti che
abbiano le competenze necessarie di problem solver.lunedì 9 gennaio 2017
Sei un giovane professionista. Quale futuro ti aspetta? #sapere per #fareimpresa
Tutti i professionisti devono evolvere e mutare le proprie
competenze assistendo i propri clienti non solo nei servizi tradizionali
altamente concorrenziali e dai bassi margini ma in servizi più strategici e a
valore aggiunto per il cliente.
Lo studio del
professionista deve trasformarsi e muoversi verso altre aree consulenziali più
strategiche e più rivolte alla pianificazione aziendale e al controllo di
gestione. Lo studio deve diventare un centro di consulenza dinamico e a 360°,
che eroga servizi in partnership con altri esperti che abbiano le competenze
necessarie di problem solver.
Ecco le 5 regole d’oro per avere un rating positivo #Sapere per #fareimpresa #benetton
Ecco le 5 regole
d’oro per avere un rating positivo:
1
1-
Impiegare i fidi secondo i modi e i tempi
concordati. Impiegare i fidi fino al limite e per un tempo prolungato può
essere interpretato dalla banca come un sintomo di difficoltà finanziaria, se
non è motivato dall’azienda. Per questo occorre tenere sempre sotto controllo
l’effettivo utilizzo dei fidi e, qualora siano insufficienti, rinegoziarli con
la banca stessa.
2-
Non
eccedere con lo “scoperto di conto”. Lo scoperto deve servire solamente per far
fronte a necessità di cassa improvvise. Se diventa un abitudine e il conto
corrente rimane a lungo in rosso, la
banca registra un’anomalia, per prevenire la quale è opportuno rinegoziare il
fido con un finanziamento a medio – lungo termine.
3-
Rimborsare le rate dei prestiti e dei mutui. Il
mancato rimborso delle rate alle scadenze stabilite è segnalato in Centrale
Rischi ed accende una “lampadina” di allarme sulla solvibilità aziendale. E’
più opportuno, prima di finire segnalati, avvertire la banca sulle reali
difficoltà e rinegoziare la rata del prestito o del mutuo in relazione al cash
flow dell’azienda.
4-
Prevenire
gli scoperti e gli sconfinamenti. Se un’azienda sconfina e impiega più fidi di
quanto dovrebbe, questo atteggiamento viene segnalato dalla banca e diviene
visibile a tutte le banche attraverso la segnalazione alla Centrale Rischi. Da
un punto di vista tecnico, una linea di fido superata da oltre 90 giorni è
considerata da una banca come grave, tale da classificare l’azienda come a
rischio di “default”. Per prevenire problematiche e noiose segnalazione in
Centrale Rischi occorre organizzarsi al fine di monitorare i flussi tra entrate
e uscite finanziarie, monitorare la situazione degli incassi e dei pagamenti e
predisporre per tempo tutta la documentazione necessaria al rinnovo dei fidi.
5-
Evitare gli insoluti dei clienti: quando le
fatture anticipate o le ricevute
bancarie al salvo buon fine non sono pagate dai clienti si manifesta un
insoluto. Gli insoluti dei clienti peggiorano il giudizio di merito dell’azienda
e rischiano anche di generare uno sconfinamento se il fido non è abbastanza
capiente. Cosa deve fare un’azienda in questo caso? E’ utile per l’azienda
selezionare la clientela per presentare alla banca un portafoglio clienti
affidabile e, soprattutto, qualora si preveda che il cliente non sarà in grado
di pagare, richiamare in tempo gli effetti depositati in banca a garanzia.
martedì 3 gennaio 2017
Lucio Benetton "Sapere per fare impresa": Check-up aziendale di ATTIVA studi integrati. °sap...
Lucio Benetton "Sapere per fare impresa": Check-up aziendale di ATTIVA studi integrati. °sap...: Con il check-up aziendale si sintetizza il procedimento di determinazione e controllo degli elementi qualitativi e quantitativi essenzial...
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