Il circolo vizioso dell’economia
giovedì 23 agosto 2018
IL CIRCOLO VIZIOSO DELL’ECONOMIA PALINDROME.
martedì 26 giugno 2018
GIG ECONOMY ne parliamo ora?
Gig economy, quando non ti è garantito nessun diritto (minimo) per il tuo futuro e il capo è un algoritmo.
Con la “crisi” (forse cambiamento?) del lavoro e grazie alle
opportunità offerte al web e dalle sue applicazioni è nata una nuova economia,
la gig economy. Si Tratta di un particolare “sistema” che riesce a fare a meno
dei classici contratti a tempo indeterminato o alle prestazioni continuative,
un sistema di lavoro freelancizzato, facilitato dalla tecnologia che a che fare
con esigenze generazionali e sociali. È una forma efficiente d’impresa
capitalistica. Su lavori che scontano flessibilità e intermittenza”.
Nella gig economy si lavora on demand. Ovvero solo quando
c’è la necessità delle nostre competenze e delle nostre abilità. Foodora
consegna dei pasti a domicilio, Uber un servizio di taxi e sono un chiaro
esempio di figure professionali all’interno della gig economy.
Se vogliamo renderla ancora più semplice, è il trionfo dei
“lavoretti”. Fino a poco tempo fa una situazione lavorativa del genere non
sarebbe stata considerata una buona opzione economica, e invece vista la crisi
del lavoro al momento molte persone stanno accettando le opportunità
occupazionali, anche se molto saltuarie, offerte da siti, applicazioni e
piattaforme web.
Etimologia della gig economy.
Come già spiegato, nasce grazie alla creazione di
applicazioni e siti che offrono dei piccoli lavoretti on demand. Proprio per
questo motivo alle volte è anche chiamata economia delle piattaforme. Nasce
all’interno dello stesso contesto dell’economia collaborativa e della sharing
economy ma è completamente diversa infatti non c’è condivisione, e c’è una
bella differenza tra andare a chiedere in prestito al vicino di casa il trapano
e chiedergli di fare il lavoro anche in cambio di una mancetta. Nel caso di
sharing economy si condivide, mentre nella gig economy si viene pagati per un
servizio che è stato fatto ( consegna di un pasto) con mezzi propri, si è
inquadrati in una collaborazione organizzata dal committente, per esempio nella
gestione dei turni, si deve indossare un’uniforme di rappresentanza, ma ci si
deve sobbarcare dei costi degli strumenti di lavoro, come smartphone e
bicicletta.
Tutela dei lavoratori.
Il vero problema
della gig economy sono le tutele nei confronti dei lavoratori. Non essendoci
dei veri e propri contratti difficilmente le persone ricevono lo status di
dipendenti con le conseguenti agevolazioni, pensionistiche e sanitarie, del
caso. Se la gig economy dovesse crescere ancora, e gli analisti del mercato
sono molto propensi a quest’eventualità, sarà fondamentale per le persone
chiedere e ottenere dai governi nazionali delle nuove regolamentazioni. Nuove
leggi che permettano una maggiore tutela a chi lavora on demand. In Italia è
stato fatto il primo passo riconoscendo e facilitando il telelavoro, ma sarà
necessario fare ancora molti passi in avanti.
Un algoritmo come capo.
L’algoritmo che gestisce l’attribuzione del lavoretto non
essedo altro che una semplice procedura che tenta di risolvere un determinato
problema applicando un certo numero di passi elementari manca di umanità e
quindi taglierà o eliminerà l’attribuzione delle consegne agli operatori che
non riterrà idonei indipendentemente dalle variabili umane e di buon senso.
I dubbi.
I mestieri della gig economy e la loro contrattualizzazione
sono finiti sotto i fari dei giuslavoristi. “Ci sono indizi di subordinazione,
come il fatto di avere dei turni o il potere disciplinare della piattaforma,
che arriva all’estromissione. Una zona grigia tra il lavoro da freelance e
quello da dipendente. Negli Stati Uniti Uber non ha fatto notizia per le
proteste dei concorrenti diretti, i taxisti, quanto per i numerosi processi
incardinati con l’obiettivo di far luce sulle condizioni di lavoro degli
autisti: sono autonomi o no? Inizia a masticare parole come gig economy o
sharing economy anche una rappresentazione del lavoro vecchia maniera come il
sindacato.
Il futuro della gig economy.
Secondo molti analisti di mercato il futuro della gig
economy dipenderà dalla capacità dei politici di adeguare le leggi a queste
nuove forme di lavoro. In maniera tale da tutelare sia i dipendenti che le
aziende. Il politico britannico Matthew Taylor ha proposto una soluzione per
questo problema. Si tratta della creazione di una specifica categoria di
lavoratori, una sorta di freelance che va a posizionarsi tra le aziende e i
lavoratori con contratto fisso. Nonostante questa posizione lavorativa
abbastanza incerta, la nuova categoria dovrà rientrare nei benefici che hanno
le persone con regolare contratto. Come la malattia, gli extra pagati, e in
alcuni casi i giorni festivi retribuiti.
domenica 17 giugno 2018
"Quando l’ignoranza critica, l’intelligenza osserva e se la ride" #sapere per #fareimpresa
Leggendo "lamenteemeravigliosa.it" viene spontaneo chieresi quando l’intelligenza è obbligata a reagire difronte a persone che hanno basato la loro carriera professionale solo ed esclusivamente cercando di demolire tutto ciò che gli sta attorno.
-Di fronte ai manipolatori quando varcano la frontiera del rispetto e fa uso del disprezzo per definirsi e acquisire potere.
-A un manipolatore che cerca di assumere il controllo. A questo scopo, dovete interrompere quanto prima i suoi commenti, i suoi disprezzi e la sua tagliente ironia.
-L’umiliatore professionista quando cerca di umiliarvi sia in pubblico sia nella vita privata. L’umiliatore non viene vinto umiliandolo e nemmeno gridandogli contro o usando la violenza: viene battuto dall’indifferenza, quando scopre di non avere nessun potere su di voi.
Per concludere, tutti sappiamo che l’ignoranza più pericolosa è un seme che incontreremo sempre sul sentiero della nostra vita. Ma non è altro che erbaccia. Pensate bene a quali battaglie meritano di essere combattute e quali no, l’importante è che non perdiate la vostra pace interiore e la vostra calma.
sabato 14 aprile 2018
LASCIA PERDERE, CON L’IGNORANZA DI CHI NON è CONSAPEVOLE TI CONVIENE CONVIVERCI
"Il principale svantaggio di sapere di più e di vedere più lontano degli altri in genere è di non essere compresi".
Parole dello scrittore e saggista inglese William Hazlitt (1778-1830).
Convivere con l’ignoranza degli altri ti porta a doverti
adeguare alla massa, se sei al di sotto, ti calpestano, se sei al di sopra
degli altri, trovi subito che il loro livello è inaccettabilmente basso, perché
rimangono indifferenti davanti a ciò che ti interessa di più.
Se non facciamo come gli altri, ci tagliamo fuori dalla
compagnia e dalla società. Parliamo un'altra lingua, abbiamo opinioni nostre
tutte particolari e siamo trattati come se fossimo di un'altra razza. Niente è
più inopportuno che intrufolarsi con qualche idea complicata nella mandria
comune.
L’unico scopo dell’ignorante è piacere, non offendono mai
con una verità e non disturbano con una bizzarria. Ogni pensiero deve essere
bello di per sé, ogni espressione deve essere ugualmente rifinita. Non amano le
espressioni popolari, ma i luoghi comuni, e rivestono forme senza significato
con tutti i colori dell'arcobaleno.
Sono completamente presi da loro stessi e tutto il loro amor
proprio è concentrato nel minuto presente. Tutta la loro esistenza deve essere
fatta di piaceri squisiti, altrimenti gettano via tutto con indifferenza e
disprezzo. Più ti mostrerai gentile, più ne abuseranno; ti ameranno meno, ma ti
odieranno di più, e saranno ancora più intenzionati a vendicarsi di te per una
superiorità che ai loro occhi è una questione totalmente oscura, ma della quale
tu stesso sembri nutrire parecchi dubbi. Tutta l'umiltà di questo mondo verrà
presa solo per debolezza e follia.
Il consiglio, quindi, è di recitare la parte del grand'uomo,
di esagerare, di darsi delle arie, mezzi che lui sa bene che faranno estorcere
un rispetto e una cortesia superficiali, "ma tanto niente altro si può
ottenere da persone inferiori con l'indulgenza e la bontà". "Non
esistono persone senza pretese e se meno ne hanno, meno possono riconoscere le
vostre, non ricevendone alcun tipo di beneficio.
“Non possono capire una cosa simile".
giovedì 5 aprile 2018
IO LA VEDO COSì #sapere per #fareimpresa
Ispirato dal post di: Stefania Padoa
COLLABORIAMO? Dieci anni fa, quando ho iniziato il mio percorso come trainer, le aziende facevano una richiesta in particolare: aiuta i nostri commerciali a vendere di più! Negli ultimi anni ho assistito ad un'inversione di tendenza: ora la richiesta chiave non è tanto (o soltanto) vendere di più ma "aiuta le nostre persone a COLLABORARE. Qui non si parlano, non condividono informazioni, non si aiutano a vicenda". Dal mio osservatorio noto che in effetti la collaborazione, intesa come ricerca di sinergia con gli altri per lavorare (tutti) meglio e raggiungere prima e con più soddisfazione gli obiettivi, è diminuita. Mi chiedo quante opportunità di business si stiano perdendo solo per l'incapacità di collaborare. Poi mi viene in mente di aver letto tempo fa un report, datato Gennaio 2016, del World Economic Forum (The Future of Jobs) in cui si confrontano le "Top 10 Skills" che serviranno nel 2020 con le Top 10 Skills "in voga" nel 2015. Di "Cooperation" o "Collaboration" nessuna traccia, né nel 2015 né nel 2020. Quella che si avvicina di più è "Coordinating with Others": in seconda posizione nel 2015, scenderà in quinta nel 2020. E così mi chiedo: stiamo davvero andando nella direzione giusta?
COLLABORIAMO? Dieci anni fa, quando ho iniziato il mio percorso come trainer, le aziende facevano una richiesta in particolare: aiuta i nostri commerciali a vendere di più! Negli ultimi anni ho assistito ad un'inversione di tendenza: ora la richiesta chiave non è tanto (o soltanto) vendere di più ma "aiuta le nostre persone a COLLABORARE. Qui non si parlano, non condividono informazioni, non si aiutano a vicenda". Dal mio osservatorio noto che in effetti la collaborazione, intesa come ricerca di sinergia con gli altri per lavorare (tutti) meglio e raggiungere prima e con più soddisfazione gli obiettivi, è diminuita. Mi chiedo quante opportunità di business si stiano perdendo solo per l'incapacità di collaborare. Poi mi viene in mente di aver letto tempo fa un report, datato Gennaio 2016, del World Economic Forum (The Future of Jobs) in cui si confrontano le "Top 10 Skills" che serviranno nel 2020 con le Top 10 Skills "in voga" nel 2015. Di "Cooperation" o "Collaboration" nessuna traccia, né nel 2015 né nel 2020. Quella che si avvicina di più è "Coordinating with Others": in seconda posizione nel 2015, scenderà in quinta nel 2020. E così mi chiedo: stiamo davvero andando nella direzione giusta?
domenica 18 marzo 2018
I 3 “No” che devi imparare a usare nella vita #sapere per fare #impresa
NO è una parola meravigliosa…che a volte però fatichiamo a
fare nostra. Diciamocelo…quando qualcuno ci fa una richiesta, la nostra
risposta immediata è in genere “SI”. Spinti dal desiderio di dare una mano o
magari dalla volontà di non deludere gli altri, ci offriamo all’istante senza
esitare. Eppure, sapersi appropriare della possibilità di dire NO è senza
dubbio un passo di evoluzione personale.
Imparare a dire di no è importante anche per mantenere il
nostro equilibrio emotivo.
La vita ci apre continuamente nuove possibilità che possiamo
cogliere, ci tenta con opportunità che a volte non sono le più adatte a noi. In
questi casi, dire di no vuol dire essere in grado di rimanere sul percorso che
abbiamo scelto, concentrati sui nostri obiettivi. Inoltre, a volte dire di no è
l’unico modo che abbiamo per difendere i nostri diritti e tenere controllate le
persone che sono disposte a violare la nostra libertà, appropriandosi del
nostro tempo e agendo come veri e propri vampiri emotivi.
Anche in ambito professionale è fondamentale saper gestire
l’arte della negazione
Soprattutto per non venire sovraccaricati di mansioni che
non ci appartengono e non assumere impegni che non possiamo portare a termine.
Ovviamente, dobbiamo imparare a dire di no rispettando gli altri e mantenendo
delle buone relazioni.
Perché abbiamo difficoltà a dire di no?
– Perché abbiamo paura di essere considerati persone chiuse
e rigide, perché nella nostra società il sì è stato associato a maggiore
flessibilità e apertura, quando a volte nasconde solo una profonda mancanza di
carattere.
– Perché è un’abitudine che abbiamo imparato da bambini,
quando pensavamo che dire di sì significava ottenere l’approvazione degli
altri, in particolare i genitori, che solevano infuriarsi quando dicevamo di
no.
– Perché abbiamo paura di bruciare i ponti dietro di noi
precludendoci una via di fuga che potrebbe esserci utile in futuro.
– Perché abbiamo paura della reazione degli altri o di
ferirli con la nostra negazione pensando che non la prenderanno bene.
– Perché siamo preoccupati di venire accusati di egoismo,
quando in realtà stiamo solo difendendo il nostro diritto di porre dei limiti
che ci proteggano.
Cosa significa davvero NON dire NO.
Per tutti i motivi appena indicati, dire di sì è
probabilmente la risposta più facile quando qualcuno ci rivolge una richiesta,
ma se guardiamo con attenzione non sempre è la risposta migliore. Così come
dire di no ha le sue implicazioni, anche NON dire di no ha le sue rilevanti
conseguenze. Ogni volta che diciamo di sì a qualcosa stiamo di fatto dicendo di
no a qualcos’altro.
Pensaci:
-Quando dici di sì a qualcosa che non ti piace, stai dicendo
di no alle cose che ami.
-Quando dici di sì a un lavoro che non ami, stai dicendo di
no ai tuoi sogni.
-Quando dici di sì a una persona che non ti va a genio, stai
dicendo di no a una relazione profonda.
-Quando dici di sì al troppo lavoro, stai dicendo di no alla
tua vita sociale.
Il principio è molto semplice: chi cerca di accontentare
tutti, non accontenta nessuno. Neppure sé stesso.
Anche stabilire dei limiti è espressione di amor proprio.
Dire di no è un diritto, soprattutto quando le altre persone
pretendono di avere il nostro tempo e le risorse a loro piacimento. In realtà,
a volte dire di no è una questione di sopravvivenza psicologica, non di
egoismo.
1. Il “No” categorico
A volte incontri delle persone che ti propongono progetti o
fanno richieste per i quali sai bene la risposta: un no assoluto e categorico.
Quando hai preso una decisione molto chiara e sai che quello che ti stanno
chiedendo o proponendo non fa per te, perché può danneggiarti o va contro i
tuoi valori, non devi avere paura di rispondere con un no categorico.
È vero che dire di no è complicato, ma ricorda che se
qualcosa non ti piace e può danneggiarti in qualche modo, non c’è alcuna
ragione di farlo. In realtà, a volte dire di no è espressione di amor proprio,
di rispetto di sé. Stabilire dei limiti non è negativo, è l’espressione di una
persona che sa quello che vuole e sa perfettamente fino a dove è disposta a
cedere. Inoltre, un no sincero, invece di una inutile titubanza, è anche
espressione di rispetto per l’altra persona perché gli farà risparmiare tempo
permettendogli di riorientare rapidamente la ricerca. Se non siamo disposti a
fare qualcosa è meglio dirlo subito.
2. Il “No” a metà
Non è sempre necessario dire di no, ma a volte non siamo
disposti a fare fino in fondo tutto ciò che ci chiede l’altra persona. Infatti,
queste situazioni sono molto comuni nella nostra vita quotidiana e, dato che in
ultima analisi tendiamo a cedere, sono le principali responsabili del fatto che
ci coinvolgiamo in progetti o relazioni che non ci soddisfano veramente.
In tal caso, puoi dire “No” a metà. Cioè, puoi dire a questa
persona che sei disposto ad aiutarla in alcuni aspetti, ma non in altri, che
puoi soddisfarla solo fino a un certo punto, ma non sei disposto ad andare
oltre.
Puoi approfittare di questo momento per indicare esattamente
quali sono i tuoi limiti e le condizioni. All’altra persona deve essere chiara
la tua posizione rispetto alla sua richiesta, in modo tale che non pretenda ciò
che non ti sei compromesso a fare.
Un’altra possibilità che prevede il “No” a metà è la
trattativa. Ad esempio, potresti non essere d’accordo con la richiesta
iniziale, ma se l’altra persona cambia qualche dettaglio potresti accettare. In
realtà, si tratta di una strategia molto assertiva perché in questo modo tutti
vincono.
3. Il “No”, forse più tardi
Se qualcosa non ti interessa è meglio dirlo subito. In
questo modo sei sincero e rispetti l’altra persona. Ma ci sono momenti in cui
non siamo semplicemente disposti ad accettare una determinata proposta, almeno
in quel momento, ma potremmo farlo in seguito.
In questo caso, è meglio non lasciarsi convincere mettendo
in chiaro che non siamo disponibili al momento, ma forse più tardi potremmo
accettare di coinvolgerci nel progetto o soddisfare la richiesta. Si tratta di
far capire chiaramente che non ci interessa la cosa perchè non abbiamo tempo e
non perché non abbiamo il coraggio di dire di no.
Ad esempio, una persona potrebbe proporti un progetto
professionale molto interessante, ma i tuoi problemi attuali ti impediscono di
accettare. In tal caso, la proposta ti interessa davvero, ma non ti puoi
compromettere immediatamente. L’ideale per entrambe le parti sarebbe concordare
un periodo di tempo ragionevole, dopo il quale dare la tua risposta definitiva.
La chiave sta nel dire di no in modo tale da non causare
danni agli altri.
Impara dunque a dire di No ai vampiri psichici ed
energetici, a tutte le persone negative che vogliono distruggere i tuoi sogni,
ai parassiti sociali, alla bruttezza, e tutti coloro che cercano di abusare del
tuo tempo e delle tue preziose energie.
E per farlo, a volte è necessario
spiegare le nostre ragioni.
Ricorda che un no sincero è anche un modo per
mostrare rispetto per la persona, ed è sempre preferibile a un sì che non si
porta a termine e del quale dovremo scusarci.
Fonte: http://www.psicologozampoli.prato.it
martedì 30 gennaio 2018
"SIAMO TUTTI LEADER" #sapere per #fareimpresa
"SIAMO TUTTI LEADER"
Alcuni, come i genitori e gli insegnanti, hanno un impatto profondo ed evidente sugli altri. Altri come i nostri superiori, possono essere sia leader che manager, ispirare e gestire. Coloro che fanno lavori più umili o con meno persone sotto il loro diretto controllo, come impiegati, cassieri, operai, possono costantemente offrire il buon esempio e ogni giorno si trovano di fronte a molte opportunità per rendere la giornata degli altri migliore, più semplice, più sorridente, anche attraverso piccoli e semplici gesti.
Essere consapevoli che quello che facciamo e diciamo verrà visto, sentito, percepito dagli altri, e che con i nostri comportamenti, pensieri, azioni, possiamo ispirare, motivare, influenzare gli altri, sia positivamente che negativamente, è il primo passo per realizzare che ognuno di noi è un leader.
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