Ispirato dal post di: Stefania Padoa
COLLABORIAMO?
Dieci anni fa, quando ho iniziato il mio percorso come trainer, le aziende facevano una richiesta in particolare: aiuta i nostri commerciali a vendere di più!
Negli ultimi anni ho assistito ad un'inversione di tendenza: ora la richiesta chiave non è tanto (o soltanto) vendere di più ma "aiuta le nostre persone a COLLABORARE. Qui non si parlano, non condividono informazioni, non si aiutano a vicenda".
Dal mio osservatorio noto che in effetti la collaborazione, intesa come ricerca di sinergia con gli altri per lavorare (tutti) meglio e raggiungere prima e con più soddisfazione gli obiettivi, è diminuita.
Mi chiedo quante opportunità di business si stiano perdendo solo per l'incapacità di collaborare. Poi mi viene in mente di aver letto tempo fa un report, datato Gennaio 2016, del World Economic Forum (The Future of Jobs) in cui si confrontano le "Top 10 Skills" che serviranno nel 2020 con le Top 10 Skills "in voga" nel 2015. Di "Cooperation" o "Collaboration" nessuna traccia, né nel 2015 né nel 2020. Quella che si avvicina di più è "Coordinating with Others": in seconda posizione nel 2015, scenderà in quinta nel 2020. E così mi chiedo: stiamo davvero andando nella direzione giusta?
giovedì 5 aprile 2018
domenica 18 marzo 2018
I 3 “No” che devi imparare a usare nella vita #sapere per fare #impresa
NO è una parola meravigliosa…che a volte però fatichiamo a
fare nostra. Diciamocelo…quando qualcuno ci fa una richiesta, la nostra
risposta immediata è in genere “SI”. Spinti dal desiderio di dare una mano o
magari dalla volontà di non deludere gli altri, ci offriamo all’istante senza
esitare. Eppure, sapersi appropriare della possibilità di dire NO è senza
dubbio un passo di evoluzione personale.
Imparare a dire di no è importante anche per mantenere il
nostro equilibrio emotivo.
La vita ci apre continuamente nuove possibilità che possiamo
cogliere, ci tenta con opportunità che a volte non sono le più adatte a noi. In
questi casi, dire di no vuol dire essere in grado di rimanere sul percorso che
abbiamo scelto, concentrati sui nostri obiettivi. Inoltre, a volte dire di no è
l’unico modo che abbiamo per difendere i nostri diritti e tenere controllate le
persone che sono disposte a violare la nostra libertà, appropriandosi del
nostro tempo e agendo come veri e propri vampiri emotivi.
Anche in ambito professionale è fondamentale saper gestire
l’arte della negazione
Soprattutto per non venire sovraccaricati di mansioni che
non ci appartengono e non assumere impegni che non possiamo portare a termine.
Ovviamente, dobbiamo imparare a dire di no rispettando gli altri e mantenendo
delle buone relazioni.
Perché abbiamo difficoltà a dire di no?
– Perché abbiamo paura di essere considerati persone chiuse
e rigide, perché nella nostra società il sì è stato associato a maggiore
flessibilità e apertura, quando a volte nasconde solo una profonda mancanza di
carattere.
– Perché è un’abitudine che abbiamo imparato da bambini,
quando pensavamo che dire di sì significava ottenere l’approvazione degli
altri, in particolare i genitori, che solevano infuriarsi quando dicevamo di
no.
– Perché abbiamo paura di bruciare i ponti dietro di noi
precludendoci una via di fuga che potrebbe esserci utile in futuro.
– Perché abbiamo paura della reazione degli altri o di
ferirli con la nostra negazione pensando che non la prenderanno bene.
– Perché siamo preoccupati di venire accusati di egoismo,
quando in realtà stiamo solo difendendo il nostro diritto di porre dei limiti
che ci proteggano.
Cosa significa davvero NON dire NO.
Per tutti i motivi appena indicati, dire di sì è
probabilmente la risposta più facile quando qualcuno ci rivolge una richiesta,
ma se guardiamo con attenzione non sempre è la risposta migliore. Così come
dire di no ha le sue implicazioni, anche NON dire di no ha le sue rilevanti
conseguenze. Ogni volta che diciamo di sì a qualcosa stiamo di fatto dicendo di
no a qualcos’altro.
Pensaci:
-Quando dici di sì a qualcosa che non ti piace, stai dicendo
di no alle cose che ami.
-Quando dici di sì a un lavoro che non ami, stai dicendo di
no ai tuoi sogni.
-Quando dici di sì a una persona che non ti va a genio, stai
dicendo di no a una relazione profonda.
-Quando dici di sì al troppo lavoro, stai dicendo di no alla
tua vita sociale.
Il principio è molto semplice: chi cerca di accontentare
tutti, non accontenta nessuno. Neppure sé stesso.
Anche stabilire dei limiti è espressione di amor proprio.
Dire di no è un diritto, soprattutto quando le altre persone
pretendono di avere il nostro tempo e le risorse a loro piacimento. In realtà,
a volte dire di no è una questione di sopravvivenza psicologica, non di
egoismo.
1. Il “No” categorico
A volte incontri delle persone che ti propongono progetti o
fanno richieste per i quali sai bene la risposta: un no assoluto e categorico.
Quando hai preso una decisione molto chiara e sai che quello che ti stanno
chiedendo o proponendo non fa per te, perché può danneggiarti o va contro i
tuoi valori, non devi avere paura di rispondere con un no categorico.
È vero che dire di no è complicato, ma ricorda che se
qualcosa non ti piace e può danneggiarti in qualche modo, non c’è alcuna
ragione di farlo. In realtà, a volte dire di no è espressione di amor proprio,
di rispetto di sé. Stabilire dei limiti non è negativo, è l’espressione di una
persona che sa quello che vuole e sa perfettamente fino a dove è disposta a
cedere. Inoltre, un no sincero, invece di una inutile titubanza, è anche
espressione di rispetto per l’altra persona perché gli farà risparmiare tempo
permettendogli di riorientare rapidamente la ricerca. Se non siamo disposti a
fare qualcosa è meglio dirlo subito.
2. Il “No” a metà
Non è sempre necessario dire di no, ma a volte non siamo
disposti a fare fino in fondo tutto ciò che ci chiede l’altra persona. Infatti,
queste situazioni sono molto comuni nella nostra vita quotidiana e, dato che in
ultima analisi tendiamo a cedere, sono le principali responsabili del fatto che
ci coinvolgiamo in progetti o relazioni che non ci soddisfano veramente.
In tal caso, puoi dire “No” a metà. Cioè, puoi dire a questa
persona che sei disposto ad aiutarla in alcuni aspetti, ma non in altri, che
puoi soddisfarla solo fino a un certo punto, ma non sei disposto ad andare
oltre.
Puoi approfittare di questo momento per indicare esattamente
quali sono i tuoi limiti e le condizioni. All’altra persona deve essere chiara
la tua posizione rispetto alla sua richiesta, in modo tale che non pretenda ciò
che non ti sei compromesso a fare.
Un’altra possibilità che prevede il “No” a metà è la
trattativa. Ad esempio, potresti non essere d’accordo con la richiesta
iniziale, ma se l’altra persona cambia qualche dettaglio potresti accettare. In
realtà, si tratta di una strategia molto assertiva perché in questo modo tutti
vincono.
3. Il “No”, forse più tardi
Se qualcosa non ti interessa è meglio dirlo subito. In
questo modo sei sincero e rispetti l’altra persona. Ma ci sono momenti in cui
non siamo semplicemente disposti ad accettare una determinata proposta, almeno
in quel momento, ma potremmo farlo in seguito.
In questo caso, è meglio non lasciarsi convincere mettendo
in chiaro che non siamo disponibili al momento, ma forse più tardi potremmo
accettare di coinvolgerci nel progetto o soddisfare la richiesta. Si tratta di
far capire chiaramente che non ci interessa la cosa perchè non abbiamo tempo e
non perché non abbiamo il coraggio di dire di no.
Ad esempio, una persona potrebbe proporti un progetto
professionale molto interessante, ma i tuoi problemi attuali ti impediscono di
accettare. In tal caso, la proposta ti interessa davvero, ma non ti puoi
compromettere immediatamente. L’ideale per entrambe le parti sarebbe concordare
un periodo di tempo ragionevole, dopo il quale dare la tua risposta definitiva.
La chiave sta nel dire di no in modo tale da non causare
danni agli altri.
Impara dunque a dire di No ai vampiri psichici ed
energetici, a tutte le persone negative che vogliono distruggere i tuoi sogni,
ai parassiti sociali, alla bruttezza, e tutti coloro che cercano di abusare del
tuo tempo e delle tue preziose energie.
E per farlo, a volte è necessario
spiegare le nostre ragioni.
Ricorda che un no sincero è anche un modo per
mostrare rispetto per la persona, ed è sempre preferibile a un sì che non si
porta a termine e del quale dovremo scusarci.
Fonte: http://www.psicologozampoli.prato.it
martedì 30 gennaio 2018
"SIAMO TUTTI LEADER" #sapere per #fareimpresa
"SIAMO TUTTI LEADER"
Alcuni, come i genitori e gli insegnanti, hanno un impatto profondo ed evidente sugli altri. Altri come i nostri superiori, possono essere sia leader che manager, ispirare e gestire. Coloro che fanno lavori più umili o con meno persone sotto il loro diretto controllo, come impiegati, cassieri, operai, possono costantemente offrire il buon esempio e ogni giorno si trovano di fronte a molte opportunità per rendere la giornata degli altri migliore, più semplice, più sorridente, anche attraverso piccoli e semplici gesti.
Essere consapevoli che quello che facciamo e diciamo verrà visto, sentito, percepito dagli altri, e che con i nostri comportamenti, pensieri, azioni, possiamo ispirare, motivare, influenzare gli altri, sia positivamente che negativamente, è il primo passo per realizzare che ognuno di noi è un leader.
lunedì 22 gennaio 2018
Di chi è il Buon Senso #SAPERE PER #FAREIMPRESA
Le persone intelligenti non sempre fanno le cose in modo intelligente; a volte, possono compiere azioni irrazionali e confuse, come perdere tutti i loro soldi giocando d'azzardo sul mercato delle azioni o dimenticare di portarsi dietro indumenti adeguati per un'escursione in aperta campagna, durante una giornata dalle condizioni climatiche piuttosto ballerine. Qualunque sia il tuo background, la tua formazione, il tuo quoziente intellettivo o la tua esperienza, il buon senso può essere assimilato e applicato nelle situazioni della vita di tutti i giorni. E, sebbene sembri una provocazione suggerire che a volte pare che le persone intelligenti non abbiano sale in zucca, questa deliberata associazione serve unicamente a sottolineare che tutti hanno sbandamenti nell'utilizzo del pensiero pratico.
domenica 7 gennaio 2018
Da domani 08-01-18 moltissimi tornano al lavoro e molti potrebbero..... #sapere per #fareimpresa# provocatori
Da domani 08-01-18 moltissimi tornano al lavoro e molti potrebbero trovarsi difronte alla necessita di dovere difendersi dai soliti provocatori
Esistono persone che “attaccano” gli altri anche per prevenire le critiche e porsi in una situazione di vantaggio: perché lo fanno, come prevenirli
Il suo identikit Sa tirare fuori il peggio dalle persone con cui si relaziona, sa farle arrabbiare e irritare come nessun altro, riesce a creare discussioni e litigi dal nulla, è insuperabile nel farle restare male, nel disorientare e nel mettere in imbarazzo. È il provocatore: una persona comune, che però in alcuni momenti utilizza una modalità comunicativa finalizzata a colpire sul vivo l’interlocutore per vedere se e come reagisce. Di solito il provocatore lo fa in modo consapevole e al contempo automatico, cioè identifica da tempo nella provocazione un “valore aggiunto”, uno strumento per affermarsi. A volte, più di rado, il provocatore non se ne accorge: parole maldestre gli scappano di bocca come guidate da intenzioni inconsce. In ogni caso tutto ciò gli riesce in modo magistrale, riuscendo talora a tirare fuori dai gangheri persone dotate di notevole self-control e di ottima autostima.
Reazioni scomposte Il provocatore può agire in tre modi: 1) pungola; 2) spiazza; 3) mette in difficoltà. Ma perché lo fa? In genere vuole prendere un vantaggio nella relazione per gestirla come vuole lui. Ma è possibile che questo sia anche un modo per attirare l’attenzione, per emergere dall’anonimato. In altri casi è una forma di difesa: attacca per prevenire critiche e per spostare l’attenzione sull’altro. A volte fa di tutto per tirare fuori la parte più aggressiva e scomposta di una persona per metterlo alla prova e vedere quanto resiste (come una sorta di nevrotica “prova d’amore”), per dimostrare che “in realtà è fatta così” e per poter dire: «Ecco cosa c’è dietro la maschera, lo sapevo!». In effetti chi ci casca può reagire così scompostamente da finire poi per chiedergli pure scusa. Diventare “immuni” ai provocatori però è possibile e significa migliorare notevolmente la qualità della propria vita.
Un solo obiettivo: far male a chi hanno di fronte
- Inseriscono nelle conversazioni critiche gratuite e letture della realtà faziose
- Scherzano in modo pesante, rivolti al lato debole dell’altro
- Tentano sempre di esprimere “verità scomode” che feriscono
- Banalizzano gli sforzi, i risultati e l’aiuto di chi hanno di fronte
- Fanno del sarcasmo o danno soprannomi che contengono elementi svilenti
Riconosci le tue reazioni Guarda nel tuo passato per individuare come reagisci ai provocatori: sono sempre gli stessi? Ci sono tematiche specifiche? Metti in atto uno “schema fisso” di risposta? Conoscerlo ti permette di agire su di esso.
Non reagire come lui Non rispondere alle provocazioni con altre provocazioni o finirà nella litigata che lui tanto auspica. Non cercare di giustificarti, non sentirti in dovere di spiegare e di chiarire. Lui è in mala fede e non ti ascolterà.
Spezza l’automatismo Quando ti senti provocato, colpito sul vivo, è la grande occasione per cambiare: trattieniti dal reagire come al solito, ferma la tua azione “riflessa” e osservati. Poi comincia a osservare anche lui.
Conclusione Il provocatore si aspetta qualcosa da te: un’arrabbiatura, una chiusura, uno sguardo ferito, un insulto. Sorprendilo con un gesto inaspettato: ridi, oppure simula indifferenza, o stai in silenzio guardandolo con distacco. E non cedere: in breve non saprà più cosa fare e capirà che con te “non attacca”.
Tratto da: Riza.it
martedì 2 gennaio 2018
CONOSCERE SE STESSI PER AIUTARE GLI ALTRI. #sapere per #fareimpresa
Consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti, limiti che si possono superare con impegno, formazione e tanta umiltà.
Consapevolezza che spesso manca nel management e che mi lascia perplesso.
Purtroppo ho notato che questo modo di lavorare coinvolge anche la consulenza. Moltissimi consulenti di direzione, formatori, coach lavorano su un modello precostituito (come un abito da grandi magazzini) e non sul "fatto su misura".
“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.” Sun Tzu
“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.” Sun Tzu
domenica 10 dicembre 2017
I pericoli nella crescita di una azienda, tre consigli per le imprese in crescita #sapere per fare #impresa
In una azienda a conduzione famigliare sei tu a comandare, è
normale, ma quando la tua azienda inizia a crescere voler mantenere lo stesso
livello di controllo sulle cose che avevi quando eri un libero professionista
dell’imprenditoria che lavorava da solo in una stanza non è realistico. I
dipendenti sono persone con priorità e idee proprie; sono proprio le idee che
dovresti incoraggiare, piuttosto che ritrovarti alle prese con un numero sempre
crescente di linee guida, processi e altre minuzie burocratiche.
Essenzialmente, si tratta in primo luogo di non perdere di
vista i motivi per i quali ti sei messo in affari. È stato per semplificare la
vita di una determinata tipologia di clienti? Per aiutarli a risparmiare? O,
come si suol dire, per costruire una migliore trappola per topi? Non appena gli
ordini (e i soldi) cominciano ad arrivare, è facile diventare compiacenti e
spendere tempo e risorse aziendali preziose in attività irrilevanti ai fini
della redditività, o che semplicemente non hanno nessuna importanza. Sono
proprio questi i primi passi per diventare una grande azienda ottusa.
Ciò non significa che un’azienda in crescita non abbia
bisogno di processi e linee guida… certo che ne ha, ma soltanto in misura
sufficiente a soddisfare i regolamenti aziendali, mantenere le spese sotto
controllo e accertarsi che i dipendenti abbiano compreso i rispettivi compiti e
le responsabilità etiche. Lo snellimento dei principi, incentrato sulla
riduzione al minimo degli scarti e sulla definizione del valore in termini di
esigenze dei clienti finali, offre una buona sintesi di base di quelle che
dovrebbero essere le priorità assolute di un’azienda in crescita.
Tre consigli per le
imprese in crescita
1. Mantieni i processi aziendali efficienti: Prima di
aggiungere un nuovo processo, o apportare modifiche a un processo esistente,
accertati di valutare la situazione dalla giusta angolazione. Concentrati sugli
esiti, piuttosto che sulle attività. Laddove possibile, lascia che siano i
dipendenti a prendere le decisioni. Inoltre, organizza i processi al fine di
minimizzare la duplicazione delle attività, garantendo l’impegno e il
coinvolgimento dei talenti migliori.
2. Non abbandonare le cose che funzionano: L’attuale
campagna di marketing ti ha stufato? Pensaci bene prima di riorganizzarla,
poiché potrebbe ancora generare grandi profitti. È facile farsi sopraffare
dalla sindrome “dell’oggetto bello e luccicante”, ma ricorda che “più nuovo”
non significa necessariamente “migliore”.
3. Non perdere di vista il cliente: È abbastanza ovvio, ma
in senso più ampio tale punto rafforza quello precedente: concentrati di più
sulle cose che generano un valore reale per il cliente e l’azienda e di meno
sul vincere premi di settore o sull’avere gli uffici più belli dell’intero
isolato.
Ogni organizzazione in crescita ha bisogno di leader,
processi e gerarchie. Il trucco per una crescita di successo è mantenere le
cose quanto più semplici possibile, aggiungendo complessità soltanto dove si
scorge un chiaro valore.
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